Mina «l'aliena» canta tutto, anche il trapano del dentista

22 novembre 2011 - Il Manifesto

di Stefano Crippa

Esce il nuovo lavoro della
cantante, «Piccolino» (una strizzatina d'occhio alla pasta di cui è
testimonial?), un disco di genio e sana follia, oltre le mode, con brani
di Marisa Monte e Giuliano Sangiorgi
Aliena? Sì per una volta la
copertina del nuovo lavoro di Mina, Piccolino (Pdu/Sony, in uscita oggi) dove
la cantante appare stilizzata da Gianni Ronco come bianca sirena
extraterrestre, ha attinenza con il contenuto del disco. Canzoni, dieci per la
precisione, quattordici nella versione deluxe (ahi, perché in tempi di crisi
saccheggiare le tasche dei poveri sbollettati fan?), molto eleganti pescate da
tremila provini che arrivano ogni anno negli uffici Pdu di Lugano. Oltre le
mode, fuori dalla pazza folla. «Una cernita - spiega Massimiliano Pani, che del
disco è produttore e arrangiatore su alcuni brani insieme a Gianni Ferrio, Ugo
Bongianni, Franco Serafini e Giorgio Secco - lunga così tanto che mia madre è
in arretrato di un anno». Il segno molto chiaro e l'estrema eterogeneità. C'è
il confronto con il sound radiofonico spruzzato di rock grazie ai due pezzi che
Sangiorgi ha scritto per lei, Brucio di te e E così sia in cui Mina non fa il
verso ai Negramaro ma viaggia su un ottovolante vocale (scende di due ottave,
sale di quattro) tutto suo. Alieno, appunto. La sorpresa arriva da Marisa Monte
che le ha confezionato su misura Ainda Bem, una bossa che la tigre canta
ondeggiando gaiamente brasileira su un tappeto di tastiere: «Mina - spiega Pani
- non pubblica più dischi in Brasile, eppure viene citata e ammirata da artisti
come Marisa Monte che ha voluto regalarle questo pezzo». Ma quando va sul
classico, ovvero incontra Gianni Ferrio e l'orchestra, è la perfezione, o
quasi. Questa canzone (lanciata a ottobre in rete per ritrovare gli autori
smarriti nell'archivio mazziniano, poi palesati: Mario Nobile vecchia
conoscenza dei settanta e Paolo Limiti) e L'uomo dell'autunno, musica di
Maurizio Fabrizio, testo di Giuseppe Fulcheri, riportano alla mente la
classicità di alcune sue vecchie cose dei 70. «Per me - rimarca ancora Pani -
Ferrio è il più grande orchestratore del mondo e quando lavorano insieme si
sente l'alchimia. Fra i progetti futuri c'è un lavoro di standard con
l'orchestra dal vivo, quando Gianni sarà pronto ci metteremo in moto».
Disco di genio e sana follia, non potrebbe essere altrimenti l'idea di inserire
come traccia finale dell'edizione deluxe Dr. Roberto, un assurdo nonsense quasi
cabarettistico dove Mina fa da spalla, si limita a recitare la parte della
paziente di un dentista un po' folle (c'è pure il trapano!). Perché a cantare,
anzi a parlare, è l'autore, un ottico di Aviano del Friuli, Stefano Gislon che
aveva mandato il nastrino alla cantante cremonese e diciotto anni dopo ha
ricevuto la «convocazione» a Lugano.... Insomma, l'impressione è la solita, lei
fa quello che vuole, incurante di tutto e del fatto che ormai di dischi se ne
vendano pochini e chi li incide lo fa per promuovere eventi dal vivo, cioè
l'ultima idea che le passa per l'anticamera del cervello... «Mina non fa scelte
economiche - chiosa Pani -, ha lasciato la tv quando le avrebbero offerto ponti
d'oro. Semplicemente non le piaceva più quel mondo, e si è comportata di
conseguenza. Poi se c'è un progetto che le interessa, nel 2001 l'idea di andare
su web con un video, lo fa senza pensarci due volte. Ha inciso un disco di
canti sacri tutto in latino (Dalla terra, 2000 ndr); una pazzia, eppure alla
critica era piaciuto arrivando a vendere oltre duecentomila copie...».

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