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Liberal 30.09.1999
82. CIAO, RAISSA
30 settembre 1999Cara Mina,
labbiamo
apprezzata fin da subito, per il suo aspetto elegante e per la sua intelligenza.
Labbiamo anche amata per essere stata sempre al fianco di un uomo così
importante. Anche dopo la fine del potere di Gorbaciov, Raissa si è
sempre data da fare per cause nobili e importanti, come quella per aiutare
i bambini contaminati dalla nube di Chernobyl. Ora la sua vita si è
dissolta, stroncata dal male della leucemia. È morta una grande donna
che ha segnato il nostro tempo, ma soprattutto è finita una grande
storia damore.
Ferruccio M., Varese
Non è finita. Una storia
damore come quella di Raissa e Mikhail non finisce. Non basta morire.
La loro profonda essenza, la loro intelligenza, la loro cultura, la loro comunione,
le loro vite continueranno. Si sono soltanto staccati. Lei si è allontanata
soltanto fisicamente e per questo lui sentirà ancora più acutamente
la sua presenza in ogni momento, in ogni piccolo secondo della sua esistenza,
in questa casa dove lei lo ha lasciato, come in una sala daspetto, ad
attendere il momento solenne in cui sarà chiamato per raggiungerla.
Sembravano una forte
società, visti insieme, Raissa e Mikhail. E, come succede quando si
verifica un vero grande "incontro", le rispettive forze si sono
assommate, si sono moltiplicate. Tanta forza e tanto coraggio e tanta intelligenza
hanno dovuto usare e riprodurre nelle varie e difficili situazioni che, attraverso
di loro, hanno cambiato il mondo.
Insieme da subito,
dai tempi della scuola, dalle aule universitarie. Insieme anche quando Mikhail
ha assunto cariche importanti e lei ha continuato a svolgere il suo lavoro
di docente. Insieme a portare in giro per il mondo un modo diverso di intendere
il potere e la politica. Insieme fino al punto che Mikhail era diventato Raissa,
fino al limite estremo di affermare, come ha fatto qualche giorno fa, che
senza di lei non avrebbe più potuto vivere.
Negli occhi lucidi
di quelluomo, che per anni è stato responsabile dei destini del
mondo, non ho visto il senso della sconfitta che la morte impone. Cerano
invece bagliori di amore, di tenerezza commossa per la sua donna infinita.
Con questa luce stampata in faccia, Mikhail mi è parso collocato sulla
linea ultima, quella che si apre sulla domanda e sul mistero dellamore,
più ancora che della morte; e, dunque, sulle ragioni stesse dellesistere.
Era lì, con quellaria da innamorato definitivo, stabilmente radicato
in quel punto di chiarezza estrema e dolorosa che coincideva col punto, col
momento in cui la sua Raissa se nera andata.
Ho visto in quel volto,
non più austero e potente come un tempo ma carico di immensa umanità,
che la morte non è la botola muta e ultimativa dellamore, ma
lattimo in cui lamore si acuisce, si reduplica, come rinvigorito
dallassenza della compagna. Forse solo con la morte e nella morte si
diventa definitivamente consapevoli dellamore. Ed è come se Raissa,
lasciandolo aggrappato a quello strazio struggente, lo avesse reso più
cosciente di un legame più forte di ogni arresto crudele.
Nelle sale dattesa
di quellospedale tedesco, dove lefficienza e lodore di pavimenti
tirati a lucido hanno lasciato spazio alla definitività di quel legame,
si è dispiegata, misteriosa, la circolarità di amore e morte.
Circolarità e saldatura in cui Mikhail e Raissa hanno collocato per
sempre i loro destini.
Raissa ha recentemente
raccontato che i loro primi incontri avvenivano con la complicità della
musica, soprattutto di quella italiana, che "si è come stesa sulle
loro anime". E la loro giovinezza è stata consumata anche nello
studio dei classici del marxismo. Anche il loro maestro dun tempo scrisse
alla moglie, in una lettera datata 21 giugno 1856: "Io mi sento di nuovo
un uomo perché provo una grande passione ... Ma lamore non per
luomo di Feuerbach, non per il metabolismo di Moleschott, non per il
proletariato, bensì lamore per lamata, per te, fa delluomo
nuovamente un uomo".
E così anche
noi potremmo ripensare a Raissa per tanti elementi che lhanno definita,
ma che in fondo solo solo accessori di unanima. Potremmo ricordarla
per la pacata eleganza dei suoi tailleur, per quel suo sorriso intelligente,
per i punti che dava a Nancy Reagan, quando i rispettivi mariti si incontravano
nei summit planetari. Ma ora la sua essenza sta solo nel cuore di Mikhail.
Quel cuore che in tutti gli attimi trascorsi e futuri è vissuto e vivrà
di lei e in lei. Rapido il suo passaggio, bruciante come un fuoco abissale
e insieme divino il loro amore, lucida e ferma questa morte.
No, non è finita.
Una storia damore come quella non finisce.
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