articoli


Vanity Fair n. 12/2012 del 28/03/2012


Io, persa nella notte prima degli esami. È l’anno della maturità, quello del “numero che ti dirà quanto vali”. Ma lei guarda gli altri correre. E scrive

Cara Mina, sono una scrittrice. Amo la scrittura, sono ossessionata dallo scrivere, ho un mare di parole dentro che vogliono uscire fuori, che vogliono scorrere veloci attraverso la mia biro (anche perché non mi piace parlare). Mi sveglio la notte con la voglia di scrivere, con mille idee, storie da raccontare. I miei non sono d’accordo, dicono che scrivendo non si può campà. Intanto io non ho dato ancora nessun esame, ma ho scritto un libro che nessuno leggerà, ti basti sapere che l'unica persona che l'ha letto, il mio amore, mi ha tradita con una sua collega.

Mia cara, hai tutto il tempo che vuoi. Scrivi fino a stramazzare, ma studia, però. Hai iniziato un percorso e lo devi portare a termine, secondo me. Di tempo ne hai, dicevo. Ti ricordo che Sam Savage aveva sessantotto anni quando pubblicò il suo romanzo d’esordio. “Firmino”. L’hai letto? Una delizia.




Il libro di fisica può aspettare

Piove, con lo sguardo inseguo alcune gocce che si rincorrono sul vetro. Forse dovrei girare gli occhi sul libro di Fisica, ancora nuovo, intonso. Questo dovrebbe essere il mio anno, quello che con un numero ti dirà quanto vali: forse sessanta, forse cento. È l'anno della maturità, questo. Eppure, mentre gli altri corrono, io sto seduta a guardare lo spettacolo da lontano. Adesso ho diciannove anni e sento di aver perso me stessa. Scrivere è diventata salvezza, scriverti, uno spiraglio. Magari adesso però poggio la penna e vado a cercarmi, Fisica può aspettare.


No, amica mia, non credo proprio che tu ti sia persa. Forse è inconsapevole, ma questo è il primo gesto serio di autonomia della tua vita. Decidere di non aprire il libro di Fisica ti sembra una categorica presa di posizione, un arroccamento. Capisco che ciò rappresenti una specie di rivolta, ma ti devo dire, da decrepita quale sono, che il prezzo potrebbe essere troppo alto. Continua a frequentare la tua salvezza. La scrittura. L’hai individuata e questo non è poco. È giusto. Ma è anche giusto che tu apra questo benedetto simbolico libro. Forza. Fammi sapere.




La sua Svizzera/1

Cara Mina, aveva ragione sul fatto che la risposta alla domanda di Gaia su Vanity Fair n. 3 “Perchè sei diventata cittadina svizzera?” fosse pericolosa. Lei parla di rispetto, puntualità, assenza di secondi fini, riservatezza, protezione, meritocrazia, generosità, semplicità. Pensando alla Svizzera a me viene in mente solo il verbo “nascondere”: ha presente il fatto che adesso non esistono più cassette di sicurezza nelle banche (nascondere i soldi degli stranieri)? O, in passato, dell'oro degli ebrei (nascondere i beni cofiscati dalle SS e mai restituiti)? Chiara (orgogliosamente italiana)

Ma Chiara, è evidente che io parlavo della mia condizione di persona che riceve tutto quello che ho descritto senza favoritismi, esattamente come tutti gli altri cittadini. Se poi vuoi fare una gara sulla capacità, sulla moralità, sul comportamento, sull’atteggiamento, sulla conduzione del sistema Stato ti prego di rivolgerti altrove. Non ho voglia di sconforti. Anch’io sono orgogliosamente italiana. E felicemente svizzera.




La sua Svizzera/2

Una lettrice le ha chiesto: “Perché sei diventata cittadina svizzera?” E lei ha risposto di “non essere affatto imbarazzata dalla domanda, né dalla risposta, che poteva essere pericolosa”. Quindi ha elencato i motivi. Se lei è andata in Svizzera è perché lì ha trovato tutte quelle qualità che i suoi ex connazionali non avevano. Fino a quando ha percorso tutta la sua splendida carriera, l’Italia le andava bene. Ma quando è giunta al punto di ritirarsi dalle scene, ha preferito trasferirsi in Svizzera. Cara Mina, non è una caduta di stile? Ma ce ne faremo una ragione. Buona permanenza. 
 Mimì - Bitonto



Ancora? Oh, Signuur. Allora preciso: io sono venuta a vivere in Svizzera all’età di ventisei anni, non “quando mi sono ritirata dalle scene”. I motivi non sto a ridirteli, ma li potrai facilmente intuire se parlerai con qualche parente di una certa età che avrà qualche memoria di quel periodo. E considero chiuso l’argomento, cara bitontese avvelenata… Ma che palle tutte queste precisazioni. Informatevi prima di tirare sassi, cazzarola!




peciale Vanity C’È Mina Per Voi del 26 marzo , 2012 Se la felicita’ spinge sull’acceleratore

Buonasera Mina, ho 19 anni. Famiglia solida, fidanzato che ormai assomiglia più che altro a un marito, un lavoro decente che mi dà soddisfazioni. Che cosa potrei volere di più? A volte ho il dubbio che tutto questo sia precoce per la mia età, certo non me ne pento ed è già gran cosa, ma come mai non riesco a ritenermi felice? Ti abbraccerei se potessi! Ilaria

Non ti sembra di aver esagerato nei giudizi? Va bene che la felicità va rincorsa a rotta di collo, con l’acceleratore schiacciato sempre, ma bisogna anche considerare che rappresenta un traguardo in realtà mai raggiunto. Quindi non dovresti impressionarti per la precocità di un panorama che ti sembra assomigli alla completezza. Purtroppo e anche per fortuna tutto cambia. Soprattutto tu cambierai nella considerazione di ciò che è bello e gustoso senza pentimento. Ciao Ilaria, un bacio.




« back