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Vanity Fair n. 13/2012 del 4/04/2012


Quando ho capito che da sola è meglio. Ha lasciato un uomo che “non distingue una donna da una presa elettrica”. Ma ora, come sopravvivere?

Carissima Mina, grazie per le belle parole sulla tremenda operazione della fiction di Barbareschi su Walter Chiari. Al contrario di quello che sostengono i funzionari preposti, è un’operazione “non decente”. Il problema non è solo, come ha scritto qualche critico importante, che la televisione dello Stato – finché esiste – non dovrebbe appaltare a un uomo finito in Parlamento un’opera di finzione in cui egli stesso appare co-protagonista. Il problema è pure che con queste fiction troppo fresche, il non vero si mescola alla leggenda. La ringrazio pure per le sue bellissime paginette che ha scritto per prefare il libro di Simone Annichiarico su suo padre. Quando lei ricorda che lui arrivava agli appuntamenti “solo, mai” è impossibile ricordare meglio Walter. Quelle sette lettere, “solo, mai”, dicono tutto, su chi era Walter Chiari. Pure io ho conosciuto questo sentimento di dolore, e anche a me manca ancora oggi il non essere riuscito a stare un po’ più da solo con lui. Grazie. Tatti Sanguineti

Che sottile piacere trovare concordanza di vedute, almeno per la fiction su Walter, con una persona che adoro da una vita. Prima di tutto una domanda: perché non mi dai del tu, Tatti? Sai cosa mi disturba? Il fatto che chi non lo conosceva si sarà fatto un’idea lontanissima dal vero. Mi dicono che ha fatto ascolti importanti… sulla sua pelle, sulla pelle di Walter. L'ineleganza dell'equivoco, la bassezza del compromesso, lo squallore, la pateticità della mistificazione sono cose alle quali non mi voglio rassegnare. Avere il tuo conforto mi consola. Ti mando un bacio, amico mio.




Chiami Antonello Falqui

Lavoro a Unomattina di Raiuno. Mi sono specializzato nel realizzare servizi di moda, dove inserisco sempre un piccolo video di repertorio all'inizio del pezzo con una tua interpretazione presa dal grande archivio Rai. Ed è sempre un vero piacere rivederti e ascoltarti. Qualche mese fa ho visto un'intervista a un grande Maestro della Tv: Antonello Falqui, che ricorda con tanto affetto i momenti passati assieme a te, ma che non ti sente da anni, forse come dice lui per la timidezza di entrambi. Non voglio entrare nel privato, ma non sai quanto piacere proverei nel sapere di un vostro avvicinamento telefonico, perché voi rappresentate per noi umili operatori della televisione di oggi un grandissimo esempio, e mi ha commosso veramente sentire quel meraviglioso regista ricordarti con tanta emozione. Un abbraccio Massimo

Posso solo dire che Antonello Falqui ogni giorno diventa più bravo. Mi spiego, Massimo? Grazie del tuo encomiabile desiderio di “aggiustare” le relazioni tra persone che ti sembra di conoscere da una vita. Ti sembra… Ti abbraccio, sei una dolcezza.




Io, nella tua canzone

“… Amore vento nelle mani amore di parole al vento…”. Grazie Mina per aver cantato le parole che sento io. Lui è un uomo meraviglioso che è stato capace di rendermi la donna migliore che io possa essere, la più serena, la più felice, la più innamorata, quella con il vento tra le mani, perché quando ami sei più forte e puoi accettare e capire che le parole a volte siano al vento, tanto il vento le riporta indietro. Giorgia

Benedette canzoni che, a volte, calzano e ti puntano il dito come lo Zio Sam per reclutarti nella responsabilità della descrizione come se si trattasse di una storia solo tua… Cara Giorgia, sei in uno stato di grazia. Spero che questa “perfezione” duri a lungo. Intanto goditela più che puoi. Ti abbraccio.




Come una cavia

Devo trasformare questo dolore, questa disperazione, in energia positiva, ma non so come poterlo fare. Ho preso una decisione, per la prima volta per me, ma è più difficile di quanto potessi immaginare. Sono stanca di combattere da sola. Se la lotta è univoca svanisce il senso di coppia e tanto vale star soli. Tanto quelli come lui, quelli che non distinguono una donna da una presa elettrica o da un tubo di scolo di acqua piovana, non cambiano. So che non lascerà mai la fidanzata. A chi mi chiede come sto: sto come una cavia. Un abbraccio, una geisha

Brava! Resisti, hai preso la decisione giusta. Certo che è difficile. Sei nel bel mezzo di un disastro tostissimo da maneggiare. Ma considera che è una cura, quella che stai facendo. Una cura dolorosa che ti porterà alla guarigione. Ci vorrà tempo, ma a un certo punto guarderai indietro e ti verrà da ridere… Ti mando un bacio, cara geisha. Forza.




Speciale Vanity C’È Mina Per Voi del 26 marzo , 2012 Se la felicita’ spinge sull’acceleratore

Buonasera Mina, ho 19 anni. Famiglia solida, fidanzato che ormai assomiglia più che altro a un marito, un lavoro decente che mi dà soddisfazioni. Che cosa potrei volere di più? A volte ho il dubbio che tutto questo sia precoce per la mia età, certo non me ne pento ed è già gran cosa, ma come mai non riesco a ritenermi felice? Ti abbraccerei se potessi! Ilaria

Non ti sembra di aver esagerato nei giudizi? Va bene che la felicità va rincorsa a rotta di collo, con l’acceleratore schiacciato sempre, ma bisogna anche considerare che rappresenta un traguardo in realtà mai raggiunto. Quindi non dovresti impressionarti per la precocità di un panorama che ti sembra assomigli alla completezza. Purtroppo e anche per fortuna tutto cambia. Soprattutto tu cambierai nella considerazione di ciò che è bello e gustoso senza pentimento. Ciao Ilaria, un bacio.




Speciale Vanity C’È Mina Per Voi del 2 aprile , 2012 Non chiamateli piu’ toy boy

Cara Mina, leggo sulle donne che stanno con uomini più giovani e noto che sono tutte storie finite. Io ho 38 anni, sto con un ragazzo che ne ha 32: nella coppia è lui a essere più saggio e maturo. Sono uscita con quarantenni che non gli legavano nemmeno i lacci delle scarpe, in fatto di maturità: tutti fermi sulle loro ex relazioni o sull’apparire. Mi domando come sia possibile ancora accettare questa divisione così netta, definire toy boy un uomo più giovane. Oltre alle giustissime lotte anti razzismo, per la difesa dei diritti gay, propongo la categoria di difesa delle donne che hanno scelto un uomo più giovane, al di là delle convenzioni sociali. Barbara Cougar Woman (e me ne vanto)

Ciao Barbara, credo che tu non sia proprio una couguar woman. Il vostro scarto di età è troppo piccolo. Siete praticamente coetanei. Le signore dei toyboy devono avere almeno venti, trent’anni in più del maschio della propria specie. E gli esempi non sono pochi. Non ultimo quello di quell’attrice americana che sta con un ragazzino che sembra addirittura suo nipote. Ma per quanto mi riguarda non ho niente da eccepire, chiamala scema…




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